Castelli e Fortificazioni
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Elenco completo dei Castelli censiti
Castelli e Fortificazioni
Comune: San Nazzaro Sesia

Tipo di costruzione: Architettura fortificata - Abbazia Fortificata
Configurazione Strutturale: l’abbazia incastellata è cinta da una cortina muraria in laterizi, coronata da merli a coda di rondine, e circondata da un fossato; la pianta è trapezoidale con torri rotonde agli angoli. L’ingresso originario – ora non più utilizzato - è collocato sul lato occidentale della cinta muraria, protetto da una torre a base rettangolare entro la quale si apriva il portone sotto un arco a sesto acuto. All’interno del recinto sorgono la chiesa abbaziale quattrocentesca, a tre navate, preceduta dai resti di un quadriportico di epoca romanica; la torre campanaria, a nord della chiesa, utilizzata come fortificazione nel XIII secolo; a sud il chiostro, sul quale si affacciano la sala capitolare e il refettorio, contornato dagli altri edifici abbaziali.

Fondazione: XI secolo
Fasi costruttive: IX secolo

Primo documento rintracciato: 23 novembre 1223, trattato di pace tra i comuni di Novara e di Vercelli; tra le condizioni è prevista la distruzione dei fortalicia esistenti attorno alla chiesa e sul campanile dell’abbazia di San Nazzaro

Fasi costruttive: seconda metà XI sec. (torre campanaria); prima metà XIII sec. (fortificazioni attorno alla chiesa e sul campanile); prima metà XV sec. (cinta muraria)

Descrizione dello stato di fatto: la cinta muraria quattrocentesca si è in gran parte conservata, così come le due torri angolari poste verso settentrione; la torre angolare di sud-est, di dimensioni maggiori delle altre, si è anch’essa conservata, ma non le cortine che la raccordavano al resto della cinta; completamente demolita invece la torre angolare di sud-ovest, della quale rimane soltanto traccia delle fondamenta. L’antico ingresso al complesso abbaziale, posto all’interno di una torre a base quadrata che sorge al centro del lato occidentale delle mura, non è più utilizzato ed è stato inglobato in costruzioni più recenti; un nuovo varco d’ingresso è stato aperto a breccia nella muratura sul lato nord, presso la torre angolare di nord-ovest. Le mura conservano la merlatura ghibellina a coda di rondine e sono decorate da un fregio dentellato in mattoni a rilievo; all’interno, lungo il perimetro, sono in parte conservati i cammini di ronda originali.

Notizie storiche: L’abbazia fu fondata attorno alla metà dell’XI secolo, al tempo dell’episcopato di Riprando (1039-1053), appartenente alla famiglia dei conti di Pombia. Secondo una notitia giunta a noi tramite copia settecentesca: «Riprando, vescovo di Novara, con i fratelli Adalberto e Guido, conti, e con il nipote Ottone, ugualmente conte, e con le loro mogli, costruirono, presso un castello di loro proprietà, un monastero in onore di nostro Signore Gesù Cristo, Salvatore del mondo, di santa Maria, sua madre, dei santi martiri Nazario e Celso e di tutti i santi, affinché ivi si innalzasse a Dio una ininterrotta preghiera e si dispensassero elemosine a suffragio delle loro anime e di quelle dei loro parenti. Posero anche entro lo stesso cenobio un abate e dei monaci e diedero a loro in proprietà la decima parte di tutti i possessi della famiglia, affinché, servendo in questo luogo Dio, abbiano di che mangiare e di che vestirsi». Non è del tutto chiaro tuttavia se il castello citato fosse, come appare più probabile, quello di Biandrate, appartenente alla famiglia dei conti e distante circa 3 chilometri dall’abbazia, oppure un’altra struttura fortificata, della quale non si hanno altre notizie, ubicata nello stesso luogo dove sorse il complesso abbaziale; in quest’ultimo caso l’abbazia dimostrerebbe fin dalle sue origini una continuità insediativa con una più antica struttura castrense. La collocazione dell’abbazia in terra di confine tra Vercelli e Novara, vicino a importanti guadi sul fiume Sesia, consigliò la costruzione di strutture difensive a protezione del complesso monastico in tempi di guerra, come quelli che si stavano vivendo nella prima metà del Duecento. Una testimonianza dell’esistenza di queste opere difensive è documentata nel trattato di pace tra le due città del 1223, con il quale il podestà di Milano, il bresciano Pace da Manerbio, imponeva che «omnes immunitiones et forticie que facte sunt de novo […] in Blandrato et loci pertinentibus ad Blandratum, et specialiter in ecclesia et campanili sancti Nazarii de Blandrato» fossero immediatamente distrutte e rese inoffensive. In quegli anni dunque erano state costruite alcune opere difensive attorno alla chiesa abbaziale ed erano state sfruttate in particolare le strutture della massiccia torre campanaria, risalente alla seconda metà dell’XI secolo, come poderoso nucleo centrale del complesso fortificato. Il cenno contenuto nel testo del trattato del 1223 alla demolizione delle strutture difensive site sul campanile, induce a ipotizzare che ad esso fossero state aggiunte bertesche o altre strutture con analoghe funzioni, forse costruite in legno, tali da trasformarne significativamente la destinazione da un uso ecclesiastico a un uso prettamente militare. Manfredo II Lancia, marchese di Busca, di passaggio con il suo esercito nel territorio di San Nazzaro nel 1243 durante l’attacco alla città di Vercelli da parte delle truppe imperiali di Federico II, resosi conto dell’importanza della torre campanaria di San Nazzaro come elemento difensivo e della sua pericolosità, indipendentemente dalle opere ad essa aggiunte per incrementarne l’efficienza da un punto di vista militare, ne ordinò la completa distruzione. Per evitare l’esecuzione dell’ordine i monaci del cenobio dovettero pagare una cospicua somma di denaro presa a prestito, 13.000 lire imperiali; esborso che dissestò non poco le finanze dell’ente ecclesiastico, costringendolo ad alienare alcune proprietà, con i relativi diritti giurisdizionali, site a Casalbeltrame e a Briga Novarese al prestatore, il cittadino novarese Olrico de Rozato. Nell’atto di alienazione datato 4 gennaio 1244 i monaci dichiararono di essersi trovati costretti ad agire in quel modo «al fine di salvaguardare gli interessi dell’abbazia e di avere mutuato il capitale allo scopo di riscattare il campanile e gli altri edifici ecclesiastici, onde scongiurarne la distruzione, minacciata dal marchese Lancia quando si trovava da quelle parti con il suo esercito». Se attorno al complesso monastico, e soprattutto alla sua torre campanaria, esistevano delle opere fortificate, durante i secoli XIII e XIV il cenobio non aveva ancora assunto però le caratteristiche di vera e propria fortezza che acquistò in seguito. Non vi è alcuna traccia materiale, né si è conservato alcun documento scritto che supporti l’ipotesi dell’esistenza di un castello abbaziale in quel tempo: anche una contraddittoria attestazione contenuta in un atto del 7 giugno 1278 è stata corretta in anni recenti da Giancarlo Andenna, che ha emendato il testo «in castro ecclesie monasterii Sancti Nazarii de Blandrate», sostituendo in castro, frutto di una errata lettura della pergamena originale, con la corretta versione in claustro. In un periodo di instabilità e di tensioni tra i due comuni rivali di Novara e Vercelli, un’iniziativa come la costruzione di un nuovo castello avrebbe inevitabilmente turbato il fragile equilibrio faticosamente raggiunto e non sarebbe dunque stata incoraggiata, né tantomeno permessa, da nessuno dei due contendenti. Era invece da entrambe le parti fortemente voluto e appoggiato il mantenimento di un’area cuscinetto oltre i confini dei rispettivi contadi: la signoria territoriale di San Nazzaro, dotata dei privilegi d’immunità, sulla quale da secoli gli abati del cenobio esercitavano diritti giurisdizionali, fregiandosi anche del titolo di conti. Questa connotazione ibrida e di confine dell’abbazia di San Nazzaro - si potrebbe dire con un piede al di qua e l’altro al di là della Sesia -, non derivava soltanto dalla sua collocazione geografica in un’area al margine dei territori e al centro degli interessi di espansione territoriale di due potenti comuni medievali, ma aveva le sue radici nell’atto stesso della sua fondazione: quando il vescovo novarese Riprando, nel costituire un’importante fondazione monastica sul territorio della diocesi di Novara, rinunciò però a conservare per sé e per i suoi successori il diritto di consacrarne gli abati, delegando questa prerogativa al vescovo di Vercelli. Questa scelta, fatta a suo tempo per tutelare gli interessi familiari di Riprando a garanzia del perpetuarsi del controllo dei conti di Pombia sull’ente ecclesiastico, avrebbe irreversibilmente segnato il destino del cenobio per molto tempo, in contesti storici e politici molto diversi. Le cose cambiarono gradualmente dopo l’ingresso del territorio novarese nell’orbita viscontea: gli interventi di contrasto dei poteri signorili operati da Galeazzo II dopo il 1363 non toccarono direttamente le terre dell’abbazia, che rimase separata sia dal territorio della Biandrina sia da quello della squadra inferiore del contado novarese. Tuttavia, tra gli ultimi decenni del Trecento e i primi anni del Quattrocento, gli attacchi alle immunità dell’ente ecclesiastico da una parte e il trovarsi al centro delle contese in un periodo particolarmente turbolento dall’altra, indussero gli abati a tutelarsi facendo edificare le strutture difensive che ancora oggi possiamo osservare. La costruzione di un castello con ricetto fu iniziata durante gli ultimi anni dell’abbaziato di Nicolino Scazzosi, ma l’abbazia fortificata assunse l’aspetto attuale soltanto al tempo dell’abate Antonio Barbavara: è in questo periodo che essa prese le caratteristiche di vera e propria fortezza, un fatto che, come scrive Gregorio Penco, «rivela il peso di decisivi fattori sociologici legati ad una determinata epoca. Ma, al tempo stesso, spiega come non fosse difficile, sul piano ecclesiologico, concepire il monastero come un castrum». Gli atti di un processo del 1445 per una controversia tra la Camera ducale e l’abbazia confermano indirettamente la cronologia relativa all’edificazione delle fortificazioni di San Nazzaro: l’abbazia incastellata fu affidata dapprima al castellano Enrico Gritta e, in seguito, al vercellese Cristoforo de Salamonibus, tra il 1426 e il 1444. Il 12 luglio 1426 i 37 capifamiglia di San Nazzaro furono convocati per il giuramento di fedeltà al duca di Milano; l’assemblea che negli anni precedenti era solita riunirsi sulla piazza o presso il ponte del monastero, si svolse invece in quella occasione «in acera castri Sancti Nazarii». L’abate Barbavara fece rafforzare ulteriormente le difese innalzando una torre quadrata, protetta da rivellino, a difesa dell’ingresso; fece inoltre eseguire, all’interno della cerchia muraria, importanti opere alle strutture del monastero: la chiesa abbaziale fu radicalmente ristrutturata, furono restaurati il chiostro, la sala capitolare e gli edifici abbaziali, fu costruito un palazzo come residenza dell’abate. Morto il Barbavara l’abbazia iniziò il suo lungo declino: l’ente ecclesiastico fu affidato ad abati commendatari, interessati soltanto alle rendite che essa poteva fornire, ma che non posero mai la propria residenza nell’abbazia, lasciando la gestione nelle mani di amministratori, spesso poco solerti e del tutto disinteressati alla salvaguardia del suo patrimonio storico e artistico. L’11 agosto 1801 l’ente ecclesiastico fu soppresso e i suoi beni venduti; l’abbazia fortificata fu trasformata in modesto edificio rurale.

Condizione giuridica: Proprietà ecclesiastica

Fonti archivistiche: Archivio di Stato di Novara, Fondo Museo 2, doc. 4 gennaio 1244. Archivio di Stato di Milano, Feudi Camerali, 553, giuramento di fedeltà, 12 luglio 1426; atti processo 1445. Fondazione Marazza di Borgomanero, Archivio Molli, carte del canonico Giovanni Battista Bartoli, notitia in copia redatta dal cancelliere della curia vescovile di Novara Giovanni Antonio Quattrocchi, s.d. (ma allegato a lettera datata 2 marzo 1760)

Bibliografia: B. Barbonaglia, Gli abati di Sannazaro Sesia, in «Archivio della Società Vercellese di Storia ed Arte», 1918, pp. 573-587, 609-622. C. Bornate, I Fieschi commendatari dell’abbazia di Sannazzaro Sesia, Vercelli 1920. G. Lazanio, La torre campanaria dell’abbazia di Sannazaro Sesia, in «Bollettino storico per la provincia di Novara», 1930, pp. 97-104. I Biscioni, a c. di G. C. Faccio, M. Ranno, Torino 1939 (Biblioteca della Società Storica Subalpina, 146), pp. 165-172 (doc. 23 novembre 1223). L’abbazia di San Nazzaro Sesia, Novara 1965. G. Penco, Temi e aspetti ecclesiologici nella tradizione monastica, in «Studia monastica», 1968, pp. 57-88. A. Aina, L’abbazia dei santi Nazario e Celso, Vercelli 1973. G. Deambrogio, Un’antica carta dell’abbazia dei Santi Nazzario e Celso in San Nazzaro Sesia, in «Bollettino storico vercellese», 1973, pp. 5-24. Id., Un documento dell’abbazia dei SS. Nazzario e Celso del sec. XV, in «Bollettino storico per la provincia di Novara», 1974, pp. 83-86. S. Ravizza, La fondazione dell’abbazia dei S.S. Nazario e Celso in Sannazzaro Sesia, Vercelli 1974. F. Conti, Castelli del Piemonte. I. Novara e Vercelli, Milano 1975, pp. 82-85. G. Deambrogio, Un privilegio del sec. XV dell’abbazia e degli uomini di San Nazzaro Sesia, in «Bollettino storico per la provincia di Novara», 1975, pp. 53-55. M. Leoni, Un frammento di ceramica policroma medioevale dell’abbazia di San Nazzaro Sesia, in «Bollettino storico per la provincia di Novara», 1978, pp. 172-175. G. Andenna, Andar per castelli. Da Novara tutto intorno, Torino 1982, pp. 189-195. G. Penco, Il monachesimo fra spiritualità e cultura, Milano 1991, p. 193. Sussidio didattico per la storia, l’arte e la spiritualità dell’abbazia di S. Nazzaro Sesia, a c. di M. Capellino, Vercelli 1994. C. Sereno, Monasteri aristocratici subalpini: fondazioni funzionariali e signorili, modelli di protezione e di sfruttamento (secoli X-XII) (parte seconda), in «Bollettino storico-bibliografico subalpino», 1999, pp. 5-66

Ricercatore: Compilatore scientifico dei testi: dott. Roberto Bellosta Revisore: dott. Fiorella Mattioli

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