Castelli e Fortificazioni
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Elenco completo dei Castelli censiti
Castelli e Fortificazioni
Comune: Bellinzago

Tipo di costruzione: Architettura fortificata - Fortificazione
Tipo: esistente - badia fortificata

Configurazione Strutturale: non si tratta di una vera e propria badia incastellata, ma di un insieme di edifici e corpi di fabbrica sorti, in epoche diverse, a formare un nucleo compatto attorno alla chiesa di San Giulio e alle case dell’abate e dei canonici.

Fondazione: XII secolo
Fasi costruttive: XII secolo

Primo documento rintracciato: bolla di papa Innocenzo II del 25 giugno 1132: «plebem de Dulciagi, cum capellis suis, ecclesiam S. Julii novam et antiquam».

Fasi costruttive: 1120-1150 circa (fasi edilizie più antiche della chiesa di S. Giulio ed edifici della canonica con il chiostro); prima metà del XIII secolo (zona presbiteriale e tiburio della chiesa, quadriportico dei conversi); secoli XIV-XV (il corpo di fabbrica alle spalle della casa dei canonici); secoli XV-XVII (la casa dell’abate e gli edifici posti attorno alla corte del pozzo); secoli XVII-XVIII (gli edifici che racchiudono la corte dei pigionanti e la piazzetta).

Descrizione dello stato di fatto: gli edifici della badia sorgono nella piana alluvionale della valle del torrente Terdoppio, nel luogo dove iniziano i primi rilievi collinari che la separano a est dalla valle del Ticino. Il complesso architettonico, nel cuore del quale sorgono la chiesa di San Giulio, la casa dell’abate commendatario e quella dei canonici, si articola in una serie di caseggiati – alcuni dei quali in stato di abbandono - che delimitano gli spazi vuoti della corte del pozzo, a sud, della corte dei pigionanti, a est, e della piazzetta, a nord-ovest.

Notizie storiche: l’antico vicus di Dulzago, che sorgeva un tempo circa un chilometro a sud della badia, era in età carolingia il centro demico più importante della zona. Ancora nei secoli XI e XII, nonostante gli evidenti segni di decadenza e di perdita di importanza come polo di attrazione per gli abitanti dei territori circostanti, tra le sue case, circondate da un fossato, sorgeva l’antica chiesa pievana di Santa Maria con il contiguo battistero ottagonale dedicato a san Giovanni Battista. Lo stato di crisi delle strutture sociali e comunitarie dell’antica Dulzago consigliò di realizzare presso quel luogo una nuova fondazione ecclesiastica, probabilmente con l’obiettivo di ripetere la fortunata esperienza della canonica di San Michele di Cameri, fondata alcuni anni prima e appartenente alla congregazione dei canonici regolari di Mortara, a capo della quale, durante l’ultimo decennio dell’XI secolo, si era trovato Airaldo, detto Guaracco, da Caltignaga, poi divenuto vescovo di Genova, la cui famiglia era profondamente radicata nella zona e disponeva di notevoli proprietà fondiarie proprio attorno a Dulzago. Il complesso ecclesiastico fu interessato durante i secoli XII e XIII da una serie di interventi edilizi che sono testimonianza della fortuna economica che arrise alla fondazione: uno sforzo costruttivo e decorativo di tale importanza non poteva che essere supportato da una adeguata disponibilità di risorse economiche derivanti senza dubbio dalle estese proprietà fondiarie della badia e delle sue dipendenze di Besozzo e Pagliate. Il forte sviluppo sul territorio della canonica di San Giulio di Dulzago non fu però incontrastato, ma si dispiegò in concorrenza con la contemporanea penetrazione nella zona del patrimonio della cattedrale di Novara. La massiccia diffusione delle proprietà ecclesiastiche sul territorio di Dulzago contribuì in maniera determinante alla crisi dell’antico centro abitato, già da tempo in forte calo demografico e ormai così debole da non avere le forze per costruire un proprio castello, come avvenne invece nei vicini luoghi di Cavagliano e Bellinzago. Nel corso del XV secolo, in una situazione generale ormai profondamente cambiata, la canonica regolare di Dulzago e il suo cospicuo patrimonio fondiario, si trovavano esposti a mille insidie: se riuscì a mantenere la propria indipendenza resistendo ai tentativi di riforma delle canoniche regolari promossi in quei tempi dalla congregazione dei canonici lateranensi presenti a Novara presso il monastero delle Grazie; non riuscì però a sottrarsi alle mire di una serie di personaggi potenti, attratti dal suo vasto e ricco patrimonio. Iniziò una interminabile serie di dispute con alcuni signori laici, dapprima i Caccia, poi i da Birago e i Visconti di Castelletto. La badia di Dulzago finì con il cadere nelle mani di Leonardo Sforza, fratello del duca Galeazzo Maria, che, nominato preposito commendatario, affidò la gestione economica dell’ente a degli amministratori, godendo – primo di una lunga serie di commendatari – delle rendite derivanti dal ricco patrimonio dell’ente ecclesiastico. La gestione dell’ente ecclesiastico come commenda portò inevitabilmente alla trasformazione del complesso in una grande azienda agricola gestita da amministratori e abitata dai lavoratori salariati che si dedicavano alla coltivazione della terra. Con le soppressioni degli enti ecclesiastici dell’epoca napoleonica scomparvero anche le ultime tracce di quella che un tempo era stata una ricca istituzione religiosa: i fabbricati e i terreni della badia furono acquisiti dalla compagnia Guille et Reynier, per poi essere rilevati, nel 1847, dal conte Vitaliano Borromeo Arese.

Personaggi storici collegati: Vervicia Quartula. Non si tratta in realtà di un noto personaggio storico, ma semplicemente di una donna sconosciuta vissuta in questi luoghi in un remoto passato, del cui nome si è custodita la memoria esclusivamente tramite il sarcofago oggi collocato tra due pilastri del porticato antistante le stalle e le scuderie della badia. Una ben conservata iscrizione, attribuita al II secolo d.C., ancora leggibile sul sarcofago riporta il testo: «Verviciae D[is] Q[uinti] Fil[iae] Quartulae» (Agli Dei Mani di Vervicia Quartula, figlia di Quinto). Lo scarno testo non fornisce molti elementi utili a collocare la figura di questa donna, di probabili origini celtiche, nel contesto storico del suo tempo, ma fornisce la prova tangibile dell’antichità del centro abitato di Dulzago e della probabile presenza di una necropoli nei pressi dell’insediamento.

Condizione giuridica: Proprietà privata

Fonti archivistiche: Archivio Storico Diocesano di Novara, Acta Visitationum sub ven. Carolo a Basilica Petri, Mediolanensis, Novariensi Episcopo, t. XXXII (1595), f. 373

Bibliografia: P. F. KEHR, Italia pontificia, vol. VI, t. 2, Berolini 1914, pp. 59-60 (bolla di Innocenzo II del 25 giugno 1132); G. M. GAVINELLI, L’abbazia di Dulzago, Novara 1969; R. GRAZIANI, F. PORTALUPPI, Un sarcofago romano con iscrizione a Badia di Dulzago, in «Rendiconti dell’Istituto Lombardo - Accademia di scienze e lettere», 106 (1972), pp. 17-20; A. FERRUA, Escursioni epigrafiche nell’Alto Novarese, in «Bollettino Storico per la Provincia di Novara», LXIV (1973), fasc. 2, pp. 3-21; G. M. GAVINELLI, Dulzago e la Badia di San Giulio, Badia di Dulzago 1980; M. L. GAVAZZOLI TOMEA, Edifici di culto dell’XI e XII secolo. La pianura e la città, in Novara e la sua terra nei secoli XI e XII. Storia, documenti, architettura, Milano 1980, pp. 67-71; G. M. GAVINELLI, Frammenti di storia da salvare, in Uomini e terra: vicende di tre comunità tra Ticino e Terdoppio, Bellinzago 1989, p. 395-429; AA.VV., Badia di Dulzago: contadini, signori e santi. Storia di un’abbazia, Badia di Dulzago 1991; C. ANDENNA, Mortariensis Ecclesia. Una congregazione di canonici regolari in Italia settentrionale tra XI e XII secolo, Berlino 2007 (Vita regularis. Abhandlungen, 32)

Ricercatore: Compilatore scientifico dei testi: dott. Roberto Bellosta Revisone : dott. Fiorella Mattioli

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